Da dove nasce il colore del vino?
La verità su rosso, bianco e rosato

Quando si osserva un bicchiere di vino, il colore è la prima informazione che il nostro cervello elabora. Rosso intenso, rubino, granato; giallo paglierino, verdolino, dorato; rosa tenue, cerasuolo, corallo: ogni tonalità ci comunica qualcosa ancora prima dell’assaggio.
Ma da dove nasce davvero il colore del vino? Da cosa è determinato?
La risposta a questa domanda, come spesso accade nel mondo enologico, è molto precisa e meno scontata di quanto si possa pensare.


Il colore non è nella polpa dell’uva, ma nella buccia
Partiamo ponendoci di nuovo una domanda: il liquido estratto dagli acini d’uva da cosa trae la colorazione?
La domanda ha un senso ben preciso, poiché se osserviamo bene il succo dell’uva vediamo che è perlopiù incolore. Questo perché sia nelle uve bianche sia in molte uve rosse, la polpa non contiene pigmenti significativi.
Il colore di questo liquido, e di conseguenza del vino, così, deriva principalmente dalle bucce dell’uva, che contengono le sostanze responsabili della colorazione: gli antociani nelle uve rosse e una combinazione di composti fenolici nelle uve bianche.
Durante la vinificazione, il contatto tra mosto e bucce determina il colore del vino, e più lungo sarà questo contatto, più definito e intenso sarà il colore finale.


Il vino rosso
Per ottenere un vino rosso, le bucce dell’uva, che si tratti di uva 100% proveniente da vitigni a bacca rossa o anche da alcuni vitigni a bacca bianca, rimangono a contatto con il mosto durante la fermentazione. Questo processo si chiama macerazione.
La durata della macerazione può variare molto: da pochi giorni fino a diverse settimane, a seconda dello stile desiderato. È proprio in questa fase che avviene l’estrazione dei pigmenti e il vino acquisisce il colore – assieme ai pigmenti vengono estratte anche tutte le altre sostanze che vanno a determinare gran parte della sua struttura tannica e del suo profilo aromatico.


Il vino bianco
Nel caso dei vini bianchi, il procedimento di vinificazione è diverso: le uve, che siano bianche o anche rosse, vengono pressate e il mosto viene separato dalle bucce quasi immediatamente – specifichiamo che per la produzione di alcuni bianchi si possono utilizzare da disciplinare anche uve a bacca rossa.
In questo modo si evita l’estrazione dei pigmenti, ottenendo un vino dal colore che varia dal giallo verdolino fino al dorato, a seconda del vitigno o dei vitigni da cui deriva e, in seconda battuta, dell’evoluzione.


Il vino rosato
Il rosato nasce da un contatto breve tra mosto e bucce di uve a bacca rossa – anche in questo caso possono essere utilizzate uve sia rosse che bianche, ma quando si parla di definizione del colore ad essere determinanti sono sempre le prime.
Si tratta di una tecnica di vinificazione specifica, la vinificazione in rosato, durante la quale la macerazione può durare da poche ore fino ad un massimo di uno o due giorni, a seconda del risultato desiderato. Questo tempo limitato permette di estrarre dalle bucce solo una parte dei pigmenti, dando origine a vini di tonalità che vanno da un rosa molto tenue fino ad un rosa più caldo e carico.


Una questione di tecnica
Il colore del vino non è quindi una caratteristica “naturale” legata rigidamente al tipo di uva, ma il risultato di scelte precise in cantina. È, infatti, il frutto di un equilibrio tra le doti intrinseche della materia prima e la tecnica enologica applicata.
Capire questo aspetto significa imparare a guardare il vino con maggiore consapevolezza: ciò che vediamo nel bicchiere non è un dato fisso e un’invariabile conseguenza diretta del colore delle uve utilizzate – vino rosso da uva rossa, vino bianco da uva bianca o addirittura il fraintendimento più grosso vino rosato da un mix di rosso e bianco – ma una è una conseguenza diretta del lavoro del vignaiolo e delle decisioni prese nell’ambito della vinificazione, durante la quale i giorni o addirittura le ore di macerazione fanno la differenza.

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