Chianti e Chianti Riserva
Quali differenze

Quando si parla di Chianti, il rischio di semplificare troppo è sempre dietro l’angolo. Si tratta infatti di una delle denominazioni non solo più riconoscibili, ma anche più articolate della tradizione vitivinicola toscana. Questa DOCG è un vero e proprio universo, fatto di tante zone e sottozone, grazie alle quali possiamo distinguere nel dettaglio la provenienza di un certo Chianti rispetto ad un altro, con le relative differenti sfumature.
Ma c’è anche un’altra distinzione, che però spesso non è molto chiara per il consumatore, poiché non legata alla provenienza; è quella tra Chianti e Chianti Riserva. Qual è la differenza fra i due?


Chianti: identità e stile
Con il termine Chianti si fa riferimento a una tipologia di vino rosso a base prevalentemente di Sangiovese, il vitigno simbolo della Toscana. Il profilo del Chianti, parlando genericamente, è improntato sulla freschezza, sulla bevibilità e sull’espressione diretta del frutto. Al naso emergono spesso note di ciliegia, frutti rossi freschi, talvolta violetta, mentre al palato l’acidità viva e i tannini presenti ma non aggressivi ne rendono il sorso dinamico e interessante.
Il Chianti è pensato per essere apprezzato relativamente giovane, senza necessariamente lunghi affinamenti. È un vino che punta su equilibrio, immediatezza e versatilità a tavola. Naturalmente, è il compagno ideale della cucina tradizionale e quotidiana toscana, dai salumi ai primi piatti conditi con sughi saporiti e ai secondi di carne non troppo elaborati.


Cosa significa “Riserva”
La dicitura “Riserva” è legata ai tempi di invecchiamento, che in questo caso sono più lunghi. In generale, un Chianti Riserva viene immesso sul mercato dopo un periodo di affinamento più esteso, che include spesso, ma non obbligatoriamente in senso assoluto, un passaggio in legno. Questo tempo aggiuntivo consente al vino di evolvere, arrotondare i tannini e sviluppare una maggiore complessità aromatica.
Dal punto di vista sensoriale, il Chianti Riserva presenta profumi più complessi e stratificati: accanto al frutto maturo compaiono note di spezie, tabacco, cuoio, talvolta sfumature balsamiche; in bocca è generalmente più strutturato, con una tannicità più rotonda e una persistenza più lunga.


Differenze non solo di tempo
È importante sottolineare che la differenza tra Chianti e Chianti Riserva non si esaurisce nella durata dell’affinamento. Spesso, alla base di una Riserva, c’è una selezione più attenta delle uve, provenienti da vigneti meglio esposti o da parcelle considerate più vocate. Le rese possono essere più contenute e le scelte di cantina più orientate alla longevità.
Questo non rende automaticamente la Riserva “migliore” in senso assoluto, ma diversa per stile e destinazione d’uso. Un Chianti giovane può risultare più piacevole in determinate occasioni, soprattutto se si cerca freschezza e immediatezza, mentre un Riserva richiede spesso più attenzione, sia nei tempi di servizio sia negli abbinamenti.


A tavola
Anche l’abbinamento gastronomico aiuta a chiarire le differenze: il Chianti si presta bene a piatti semplici e saporiti, come paste al ragù, carni bianche o salumi; il Chianti Riserva, grazie alla maggiore struttura, accompagna meglio piatti complessi, carni rosse, arrosti e formaggi stagionati.

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