Perché si annusa il tappo
Segreti di degustazione

Tra i gesti che accompagnano l’apertura di una bottiglia di vino, annusare il tappo è forse uno dei più noti e, allo stesso tempo, uno dei più fraintesi. Spesso viene percepito come un’abitudine un po’ snob o come un rituale riservato agli esperti. In realtà, questo gesto ha una funzione precisa all’interno della degustazione, soprattutto nella sua fase iniziale, e può fornire indicazioni utili sullo stato del vino.


Il ruolo del tappo nella conservazione del vino
Il tappo, in particolare quello in sughero naturale, non è un semplice elemento di chiusura: ha il compito di proteggere il vino, garantendo una tenuta meccanica adeguata e permettendo al tempo stesso un micro-scambio di ossigeno, fondamentale per l’evoluzione dei vini, soprattutto quelli destinati all’invecchiamento. Proprio per questa sua natura porosa, il sughero può però anche essere veicolo di difetti, quindi annusarlo al momento dell’apertura serve innanzitutto a verificare che non vi siano odori anomali riconducibili a problemi di conservazione o a contaminazioni. È un’operazione rapida, che può già orientare il degustatore prima ancora di versare il vino nel bicchiere.


Cosa si cerca annusando il tappo
Dal tappo possono essere colti con chiarezza alcuni segnali negativi. I principali sono l’odore di muffa, cartone bagnato o cantina chiusa, associabili al TCA – tricloroanisolo – il responsabile del famigerato “sentore di tappo”. In questi casi, l’odore è netto e difficilmente equivocabile. Il destino della bottiglia è segnato.
Altri sentori sospetti possono essere quelli di umido, di legno marcio o di aceto, che possono indicare problemi di conservazione o un’ossidazione anomala.
Se, invece, il tappo risulta neutro o presenta un leggero odore di sughero pulito, è generalmente un buon segnale, anche se non garantisce in modo assoluto la qualità del vino.


Limiti e fraintendimenti di questo gesto
È importante chiarire un aspetto: annusare il tappo non è una prova definitiva. Esistono casi in cui il tappo appare perfettamente in ordine, mentre il vino nel bicchiere presenta comunque un difetto. Allo stesso modo, un tappo con un odore leggermente sgradevole non implica necessariamente che il vino sia compromesso – da sottolineare leggermente, anzi molto leggermente. Per questo motivo, l’analisi sensoriale vera e propria resta quella condotta sul vino versato nel bicchiere.
Un altro fraintendimento riguarda la ricerca di profumi “coerenti” con il vino: il tappo non deve necessariamente avere i sentori tipici di frutta, fiori o spezie; se per caso si percepisce un vago aroma, questo è dovuto eventualmente ad un assorbimento superficiale, ma ciò non ha reale valore tecnico ai fini della degustazione.


Un piccolo gesto, parte di un metodo più ampio
Abbiamo appena visto che annusare il tappo al momento dell’apertura di una bottiglia di vino non è un rito fine a sé stesso, ma un tassello di un approccio consapevole alla degustazione. Sicuramente non sostituisce né l’analisi visiva, né tantomeno quella olfattiva e gustativa del vino, ma può offrire un primo indizio sul suo stato di salute. Inserito in un metodo semplice e razionale, aiuta a comprendere meglio il vino e a sviluppare uno sguardo – o meglio, un naso – più attento, da vero esperto.

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