Vini senza solfiti
Esistono davvero?

Leggendo le etichette di vari vini ti sarà sicuramente capitato di notare che tutte riportano la dicitura “contiene solfiti” o “senza solfiti”.

Il vino che “contiene solfiti”


La legge italiana prevede l’obbligo di indicare la presenza di anidride solforosa nel vino per motivi legati alla tossicità di questa molecola e alle possibili reazioni avverse nei soggetti ad essa sensibili, pur non prevedendo l’obbligo di specificarne la quantità, che non è comunque arbitraria. Infatti, sempre la legge stabilisce il quantitativo massimo di solfiti che si possono utilizzare nei vini, in base alla loro tipologia e in base agli studi scientifici che attestano quali sono i livelli di assunzione entro i quali l’anidride solforosa non rappresenta un pericolo diretto per la salute.
In base a questo, possiamo affermare con sicurezza che un consumo quotidiano moderato di vino, con la relativa quantità di solfiti assunti, non comporti alcun rischio per la salute.

Il vino “senza solfiti”


Alla luce della nostra esperienza sul campo, ci siamo chiesti se i vini senza solfiti esistono davvero. Vediamo perché.

L’anidride solforosa di cui si occupa la legislazione in materia enologica, quella la cui presenza deve essere sempre specificata in etichetta, è quella aggiunta, ovvero che viene praticamente aggiunta dai produttori per preservare il vino, visto il suo potere antiossidante, antibiotico e antisettico.

Ma in realtà, l’anidride solforosa, anche se in piccolissime quantità, è anche un sottoprodotto della fermentazione alcoolica: non è naturalmente presente nell’uva, ma può esserlo in alcuni ceppi di lieviti che lavorano nel mosto.
Detto questo, possiamo rispondere alla nostra domanda solo in un modo: no, i vini senza solfiti non esistono.

A questo punto potresti chiederti: ma allora perché è prevista la commercializzazione di vini che specificano in etichetta di non contenere solfiti?
Dobbiamo rifarci alla legge europea e italiana, che stabilisce le quantità massime di solfiti che si possono trovare nel vino. Per capire bene di quali numeri stiamo parlando e il perché della differenza sostanziale fra un vino che “contiene solfiti” e uno “senza solfiti” facciamo un esempio pratico: in un vino rosso convenzionale – non biologico – la quantità massima di solfiti ammessa è di 150 mg/l, e questa quantità aumenta nei vini bianchi e sempre di più nei vini dolci, nei passiti e nei muffati, fino ai 400 mg/l massimi previsti per questi ultimi; un vino per essere definito senza solfiti deve avere una concentrazione totale di solfiti inferiore ai 10 mg/l.

In definitiva: vini totalmente senza solfiti non esistono, ma con una concentrazione bassissima che ne giustifichi la dicitura in etichetta “senza solfiti”, sì.






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